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Ci sono romanzi che si leggono. E ci sono romanzi che ti abitano.
Un gatto a tre teste è di quelli che non ti lasciano andare. Non
perché ti trascina in una trama serrata, ma perché ti costringe a guardarti
dentro mentre leggi. È un libro che respira al ritmo sbagliato, che ti fa
perdere l’equilibrio pagina dopo pagina, che ti lascia con la sensazione di aver
vissuto qualcosa di necessario – anche se non sei del tutto sicuro di cosa. Qui
dentro troverai quartieri che puzzano di vita reale, personaggi che esistono
anche quando non dovrebbero, storie che si sovrappongono fino a farti dubitare di
quale sia quella vera. Troverai poesia dove non te l’aspetti: in un gatto, in
una chiesa profanata, in un vecchio che pela patate. Troverai violenza e
tenerezza, memoria e oblio, amore e perdita – tutto mescolato come deve essere
mescolato quando si cerca di raccontare davvero.
Non è un libro facile. Non ti prende per mano. Ti butta dentro e ti
dice: arrangiati, come tutti noi ci arrangiamo con le nostre vite frammentate,
con i ricordi che ci tradiscono, con la sensazione costante di essere sempre un
po’ fuori fuoco.
Ma se accetti il patto, se ti lasci portare, scoprirai che Un gatto a tre
teste è esattamente il romanzo che non sapevi di voler leggere. |